La Grecia esplode

La Grecia resiste ai diktat dell’Unione europea e del Fmi. Lo sciopero e la manifestazione di ieri ad Atene sono state le più grandi dalla fine della dittatura dei colonnelli, oltre 35 anni fa. A centinaia di migliaia i lavoratori e i giovani sono scesi in piazza ad Atene, a Patrasso a Salonicco e in tante altre città della Grecia.

La mobilitazione ad Atene ha raggiunto a tratti delle caratteristiche insurrezionali, come nell’assalto al parlamento, condotto, come dimostrato dalle immagini, non da gruppi isolati ma da migliaia di persone.

La tragica morte di tre persone all’interno di una banca avvolta dalle fiamme, è usata come pretesto dai mass media per criminalizzare tutti i manifestanti e disorientare i settori più arretrati della classe operaia. I sindacati greci hanno giustamente dato la colpa dell’accaduto al direttore della banca, che ha costretto la filiale a rimanere aperta mentre tutte le altre banche della zona avevano scelto la chiusura nel giorno di sciopero. Inoltre la banca era priva delle più elementari misure di sicurezza antincendio. Non sembra comunque che i tragici avvenimenti di ieri avranno un effetto negativo sulle mobilitazioni ed è probabile che le mobilitazioni aumenteranno di intensità e radicalità. La classe lavoratrice greca non ha infatti altre alternative che lottare.

L’attacco nei confronti del proletariato greco è senza precedenti, ed è a senso unico: blocco degli stipendi nel settore pubblico fino al 2014, abolizione della tredicesima e della quattordicesima sempre nel settore pubblico, aumento dell’Iva ed innalzamento dell’età pensionabile (nel 2015 ci vorranno 40 anni di lavoro per andare in pensione). Si calcola che il salario nel settore pubblico diminuirà del 30%.

I capitalisti vogliono mettere la classe operaia con le spalle al muro: se riusciranno a piegarla, sarà un banco di prova importante per mettere in pratica politiche simili in tutto il resto dell’Europa.

L’ipocrisia e la sfacciataggine della borghesia è senza limiti. Non solo sta guadagnando in maniera incredibile dalle speculazioni sull’insolvenza della Grecia, che ora si sono estese anche alla Spagna ed al Portogallo, ma farà affari di tutto rispetto anche con i prestiti “generosamente” concessi al governo Papandreu. La riottosità della Merkel ad allargare i cordoni della borsa delle ultime settimane non era dettata da una preoccupazione sulla stabilità dell’Europa, ma volta ad alzare il prezzo nei confronti di Atene. Infatti dalla prima trance di aiuti, pari a trenta miliardi di Euro, la Germania guadagnerà 622 milioni, la Francia 465 e l’Italietta ne incasserà 223. Nei fatti la Grecia non vedrà neanche un euro dei 110 miliardi di prestiti concessi: l’accordo con Fmi ed Ue prevede che i bond greci attualmente sul mercato verranno sostituiti da nuove obbligazioni emesse dalla Bce. Conclusione: i soldi finiranno tutti agli investitori, istituzionali e non, gli stessi che hanno fatto precipitare Atene nell’abisso.

Insomma più che generosi aiuti, i prestiti concessi sembrano più il sapone che si usa per la corda dell’impiccato. Per la prima volta da molti decenni in Europa una bancarotta simile a quella argentina del 2001 è totalmente possibile. Ciò rende più che mai attuale il bivio che i compagni greci delineano nel loro editoriale che pubblichiamo di seguito,quello tra socialismo e barbarie.

La crisi che sta trascinando nel baratro la Grecia,ma che colpirà con ogni probabilità anche Spagna e Portogallo, mette in luce anche la crisi delle socialdemocrazie, al governo in tutt’e tre i paesi, e che finora hanno ubbidito ciecamente agli ordini del Fondo monetario e della Bce.

La subalternità totale dei leaders socialdemocratici pone con urgenza la costruzione di un’alternattiva a sinistra. In Grecia abbiamo due formazioni a sinistra del Pasok, Kke e Synaspismos (con il suo fronte elettorale, Syriza) che provengono ambedue dalla tradizione comunista e che dispongono di una forza significativa. Il Kke ha costruito una frazione all’interno delle confederazioni sindacali, il Pame, che raggruppa gran parte dell’avanguardia del movimento operaio.

I lavoratori aderenti al Pame sono stati in prima linea in tutte le proteste di questi ultimi anni, prima contro il governo di destra ed ora contro il governo Papandreu, ma allo stesso tempo non sono stati in grado di trascinare dietro di se il grosso della classe operaia Greca, a causa della settarismo dei propri dirigenti. In maniera sistematica in tutti questi anni i vertici del Pame hanno convocato cortei separati rispetto a quelli ufficiali di Gsee (confederazione del settore privato) e di Adedy (settore pubblico), fino ad oggi controllate dal Pasok. È vero che i vertici del Gsee hanno avuto un atteggiamento ambiguo e per tre lunghi mesi, da ottobre a gennaio, hanno preferito il tavolo di confronto col governo invece che la lotta, ma tale atteggiamento è entrato sempre più in contraddizione con le volontà della base, che esige risposte sempre più combattive. Ciò che è successo ieri ad Atene, con i due cortei del Pame e di Gsee/Adedy che si sono fusi date anche le dimensioni enormi delle manifestazioni, mostra il desiderio di unità della classe operaia greca e la strada da seguire per le avanguardie comuniste. Quella di penetrare ed egemonizzare la massa del proletariato greco.

La ricerca di soluzioni, anche le più radicali, sarà sempre più impellente fra i giovani e i lavoratori. L’unica alternativa al governo Papandreu, non asservita al dominio del capitale, è quella basata sull’unità tra Kke e Syriza con un programma anticapitalista.

Ieri il cancelliere tedesco Merkel ha detto che è in gioco il futuro dell’Europa. Noi vogliamo essere più precisi, e siccome crediamo che i padroni troveranno sempre, in questo sistema, un posto al sole, crediamo che oggi si giochi il futuro della classe operaia del continente. Noi comunisti, prendendo esempio dalle lotte dei lavoratori greci, dobbiamo essere all’altezza della posta in palio.

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