La Tendenza Marxista Internazionale respinge il tentativo in atto dell’imperialismo statunitense di portare avanti un colpo di stato in Venezuela. Quello a cui stiamo assistendo è il tentativo spudorato di una coalizione di diversi paesi, guidata da Trump, di destituire il governo venezuelano del presidente Maduro. Questo è l’ultimo episodio di una campagna ventennale contro la Rivoluzione Bolivariana, una campagna che ha comportato colpi di stato militari, infiltrazioni paramilitari, sanzioni, pressioni diplomatiche, violenti scontri e tentativi di assassinio.

Sotto la maschera trasparente dell'agitazione per “l’alleanza di pace", il fronte popolare (1) in Gran Bretagna compie ora i suoi primi passi verso l'ingresso nell'arena politica. I liberali drizzano attentamente le orecchie, i vertici laburisti si oppongono strenuamente al progetto e il partito comunista, il promotore dell'agitazione, sta utilizzando tutte le risorse che possiede affinché il fronte popolare divenga realtà. Ora è urgente che i lavoratori britannici traggano conclusioni dagli eventi in Spagna, per esaminare l'esperienza del frontismo popolare così come appare nella pratica della guerra civile, al fine di affrontare i problemi di domani.

È un fatto notorio che il caso può giocare un ruolo notevole sia nella storia che nelle vite individuali. Nel corso della mia vita ho osservato molti fatti casuali e coincidenze straordinarie. Ma non ho mai vissuto una concatenazione di circostanze accidentali tanto unica e imprevedibile come quella che mi appresto a raccontare di seguito.

Dall’inizio della crisi del 2008 i partiti e i movimenti anti-immigrati sono in crescita in Europa e negli Stati Uniti, conquistando al loro programma anche una parte di classe lavoratrice. Ciò ha portato alcuni settori del movimento operaio ad adattarsi a queste idee: rivendicano maggiori controlli alla frontiera e giustificano le loro posizioni con tanto di citazioni di Marx. Come dimostreremo, questa politica miope non ha niente a che fare con Marx e le tradizioni della Prima, Seconda e Terza Internazionale.

Per il quinto sabato consecutivo, il 15 dicembre i manifestanti con i gilet gialli sono scesi in piazza in quello che veniva chiamato l’”Atto quinto” del movimento. Questo dopo gli annunci delle “concessioni” di Macron del 10 dicembre e dopo una settimana che ha visto la mobilitazione degli studenti e una giornata di azione nazionale indetta dal sindacato CGT. Dopo cinque settimane, a che stadio si trova il movimento e quali sono le sue prospettive?

All’indomani del discorso pronunciato da Macron in diretta televisiva, il suo contenuto è esaminato sotto la lente d’ingrandimento e dibattuto tra tutti coloro che si sono mobilitati in queste ultime settimane. Il verdetto è: “tanto fumo e poco arrosto”.

La situazione sociale e politica in Francia evolve ad altissima velocità. In meno di un mese, lo svilupparsi del movimento dei gilet gialli ha posto il paese sull’orlo di una crisi rivoluzionaria. Nei prossimi giorni questo limite può essere oltrepassato. Che cosa determinerà questo passo in avanti?

In Francia il movimento dei gilet gialli è a un punto di svolta. Di fronte all’aumento della radicalizzazione che ora minaccia la sopravvivenza stessa del suo governo, Macron ha mutato il suo tono di sfida e ha promesso di “sospendere” l’aumento della tassa sul carburante, la scintilla che ha provocato il movimento. Questa ritirata è arrivata dopo che nello scorso weekend gli scontri nelle strade tra migliaia di manifestanti e la polizia ha provocato 200 feriti solo a Parigi e almeno un morto.

In Francia, centinaia di migliaia di persone stanno partecipando da metà novembre al movimento dei gilet gialli per protestare contro l’aumento delle imposte sui carburanti e, più in generale, contro il costo della vita in costante aumento. Questo movimento è il risultato inevitabile di una crisi economica palpabile e dell’austerità brutale imposta dal governo attuale. Tra tagli ai servizi sociali, aumenti delle tasse e altre misure di austerità, i gilet gialli testimoniano lo strangolamento della popolazione francese a causa dei salari stagnanti e del continuo aumento dei costi della vita.

La mobilitazione dei “gilet gialli” segna una fase importante nello sviluppo della lotta di classe in Francia. Senza partito, senza sindacato, senza alcuna forma di organizzazione preesistente, centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a blocchi stradali e di distributori di benzina, spazzando via le minacce e le pseudo-concessioni del governo. Sono sostenuti dalla gran maggioranza della popolazione. La loro determinazione è all’altezza della loro rabbia e della loro sofferenza. Fremono di indignazione contro un governo che non ha cessato di aumentare la pressione fiscale sui lavoratori, sui pensionati e sulle classi medie, mentre i più ricchi beneficiano di ogni sorta di “alleggerimento contributivo”, di sovvenzioni e di esoneri fiscali. I “gilet gialli” hanno capito che l’argomento della “transizione ecologica” è soltanto l’ennesimo pretesto per depredare la massa della popolazione a vantaggio di un pugno di ricchissimi parassiti.

Alla fine, dopo mesi di difficili negoziati, i negoziatori britannici e quelli della UE sono arrivati ad una proposta di accordo. Tuttavia, a margine ci sono scritte le istruzioni: accendi la miccia e allontanati in fretta. Sta per scatenarsi l’inferno.

Oggi, 7 novembre 1917 (25 ottobre per il calendario giuliano), 101 anni fa, i lavoratori in Russia abbattevano il capitalismo e conquistavano il potere, guidati dal partito bolscevico. Consideriamo la Rivoluzione d’Ottobre il più grande avvenimento della storia dell’umanità e la celebriamo consigliando la lettura di questo articolo di Lenin, pubblicato per la prima volta nel 1921.