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Il summit della Nato del 28-30 giugno a Madrid si è svolto sullo sfondo della guerra in Ucraina. Nonostante tutte le chiacchiere sull’“unità”, la realtà è che si è aperta una profonda frattura fra gli Usa e l’asse franco-tedesco. Per la prima volta il nuovo documento di “Concetto strategico” della Nato definisce la Cina una “sfida sistemica”. Si tratta di un riconoscimento ufficiale del relativo declino dell’imperialismo Usa e della minaccia posta da una potenza in ascesa.

All’inizio di luglio, i tribunali ucraini hanno ordinato la chiusura del Partito Comunista di Ucraina (PCU) e il sequestro dei suoi beni. L’attacco antidemocratico fa parte di una scandalosa campagna per annientare il dissenso politico e macchiare l’immagine del “comunismo” associandolo all’imperialismo russo.

Sabato 9 luglio, decine di migliaia di srilankesi si sono riversate nella capitale, Colombo, superando il caos dei trasporti. Le barricate della polizia sono state spazzate via come fuscelli e le masse si sono fermate davanti alle scalinate della residenza ufficiale del presidente. E poi sono balzate in avanti. Le masse, nella marea della loro “aragalaya” (lotta), hanno improvvisamente travolto i canali sicuri predisposti dalla classe dominante per tenerle fuori dalla politica. In pochi minuti, migliaia di persone hanno occupato la residenza presidenziale. Nel giro di poche ore, il presidente, che nel frattempo si era nascosto, è stato costretto a comunicare la data delle sue

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Il grande sciopero nazionale convocato dalla Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador) e altre organizzazioni indigeno-contadine dell’Ecuador si è chiuso il 30 giugno, dopo 18 giorni di lotta, con la firma di un accordo contenente importanti concessioni da parte del governo. È necessario analizzare questo straordinario movimento, che ha subito una brutale repressione poliziesca, e trarne gli insegnamenti necessari per continuare ad avanzare.

Era la sera di venerdì Primo luglio, quando è scoppiata una rivolta in tutta la Libia. La sede del Parlamento a Tobruk, in Cirenaica, è stata presa d’assalto dai manifestanti e poi parzialmente bruciata, dopo che le masse hanno fatto uso di un bulldozer per sfondare i cancelli del palazzo.

Il governo di Johnson sta implodendo, con le dimissioni di due membri importanti del suo gabinetto la scorsa notte. Chiunque finisca al numero 10 ( di Downing Street, residenza del Primo ministro, ndt), tuttavia, si troverà di fronte a una tempesta perfetta di stagflazione e lotta. Noi diciamo: Cacciamoli tutti, loro e il loro sistema marcio!

Nel luglio 2021 il Partito comunista cinese (Pcc) celebrava il 90° anniversario della sua fondazione con un bombardamento di propaganda autocelebrativa rispetto a come il governo del partito abbia condotto a una Cina prospera, felice e sicura di sé. Eppure, a un anno di distanza, il malcontento fra le masse cinesi nei confronti del regime ha raggiunto livelli mai visti prima, mentre chi si trova al vertice della contorta burocrazia del partito-stato sta palesando chiare divergenze su come procedere nel futuro. Cosa rivela tutto questo e che importanza riveste per i marxisti rivoluzionari?

Nelle prime ore di venerdì 24 giugno c’è stato un tentativo da parte di una massa di diverse centinaia di migranti di scavalcare la recinzione che divide il confine tra il Marocco e Melilla, l’exclave spagnola, causando la morte di almeno 37 persone finora confermate, secondo una ONG locale, e 76 feriti, di cui 13 gravi. Ciò avviene a pochi mesi dalla ratifica delle nuove relazioni tra il governo spagnolo e la dittatura marocchina.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha abrogato la cosiddetta sentenza Roe v. Wade, che dal 1973 protegge costituzionalmente il diritto di una donna ad abortire. Si prevede che nei prossimi giorni e settimane, a vari livelli, decine di Stati annunceranno divieti e restrizioni all’aborto.

Da martedì 21 giugno è iniziato lo sciopero dei ferrovieri britannici. Le stazioni sono chiuse e i treni e la metropolitana sono fermi in tutto il paese. La Bbc ha ammesso che hanno circolato solo il 20% dei treni nei giorni del 21 e del 23 giugno, e si prevedono cifre simili per il terzo giorno di sciopero, il 25 giugno.

Il 22 giugno ha rappresentato il decimo giorno dello sciopero nazionale in Ecuador indetto dalla CONAIE (la Confederazione delle nazioni indigene) contro le politiche del presidente, il banchiere Lasso. La repressione brutale della polizia, che ha causato 2 morti e decine di feriti, non ha fermato il movimento.

Come per il primo turno, i risultati del secondo turno delle elezioni legislative francesi si sono discostati notevolmente dalle “proiezioni” pubblicate dai sondaggisti prima del voto. Nessuno aveva previsto un risultato così negativo per République En Marche (LREM) la coalizione “moderata”del presidente Emmanuel Macron, che per 43 seggi ora non ha la maggioranza assoluta. Allo stesso modo, nessuno aveva previsto il risultato della destra di Rassemblement national (RN), che entra nell’Assemblea nazionale con 89 seggi. Questi due fatti sono collegati: i candidati del LREM hanno perso molti più seggi del previsto al secondo turno a favore del RN. Ma anche la sinistra Nuova Unione Popolare

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Con il 50,48% dei voti, Gustavo Petro e Francia Marquez hanno vinto le elezioni presidenziali in Colombia contro il demagogo di destra Rodolfo Hernandez. L’importanza storica della vittoria di Petro, Marquez e del Pacto Histórico non può essere sottovalutata. Gustavo Petro è diventato il primo presidente di sinistra nella storia della Colombia. La sua presidenza rappresenta un punto di svolta nella lotta di classe di un paese in cui l’oligarchia capitalista ha sempre svolto impunemente il ruolo di carnefice.

Il primo turno delle elezioni legislative è stato caratterizzato da un’astensione record: 52,5%, rispetto al 51,3% del 2017 e al 42,8% del 2012. Un livello così alto di astensione costituisce l’aspetto più significativo della tornata elettorale. Leggi l’articolo dei nostri compagni di Revolution, in francese, qui.

Il 13 giugno è iniziato in Ecuador un nuovo sciopero nazionale per rivendicare migliori condizioni economiche, come annunciato dalla CONAIE (Confederazione delle nazioni indigene). Tra le richieste figurano il congelamento del prezzo della benzina, il controllo dei prezzi dei prodotti di consumo di massa e l’opposizione a un piano di privatizzazioni, tutte legate, secondo i manifestanti, alle imposizioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI ).

Mentre la guerra in Ucraina sta monopolizzando tutta l’attenzione, nel Pacifico cova un conflitto di eguale importanza. La sua posta in gioco riguarda chi avrà il controllo di questa regione chiave: gli Stati Uniti o la Cina? A ben vedere, infatti, il perno della politica estera statunitense è rivolto contro la crescente influenza cinese.

All’inizio del mese di maggio, i mercati sono stati scossi da uno dei più grandi crolli della storia recente. In una settimana il Nasdaq ha perso quasi il 30% e contemporaneamente la capitalizzazione di mercato delle criptovalute è scesa del 50%. Centinaia di miliardi di dollari sono stati spazzati via in soli sette giorni. Da allora, non c’è stato alcun recupero.

Oleksandra Koval, direttrice dell’Istituto del Libro ucraino (parte del Ministero della Cultura ucraino), ha dichiarato che inizierà la procedura per il ritiro di oltre 100 milioni di libri cosiddetti “di propaganda” dalle biblioteche pubbliche in Ucraina. Secondo il Ministro della Cultura e delle Politiche dell’Informazione, Oleksandr Tkachenko, i libri – tra cui le opere di scrittori e poeti di fama mondiale come Dostoevskij e Pushkin – potrebbero essere inviati ai centri di riciclaggio della carta.

Proprio come anticipato da tutti i sondaggi  degli scorsi tre mesi, Gustavo Petro è arrivato in testa nel primo turno delle elezioni presidenziali colombiane, ottenendo la cifra sorprendente di 8,5 milioni di voti (40%). Purtroppo, nonostante quanto Pedro stesso aveva previsto, non è riuscito a vincere con una maggioranza del 50%, o più ampia, già al primo turno. E nonostante le previsioni di molti, Rodolfo Hernández, il demagogo di destra che ha fatto campagna elettorale soprattutto attraverso i social network, è riuscito a sorpassare

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La lista NUPES (Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale), guidata da La France Insoumise (FI), è vista dai lavoratori e dai giovani di sinistra come il migliore strumento per battere la destra alle elezioni legislative del 12 giugno. I marxisti francesi sostengono criticamente il voto per i candidati della NUPES. Ma dobbiamo dire che questa alleanza con partiti riformisti screditati e di destra rischia di smobilitare la base di sostegno di FI e di compromettere la sua capacità di realizzare riforme sociali al governo, nel caso a NUPES conquisti la maggioranza.