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Venerdì 3 settembre, il primo ministro giapponese Yoshihide Suga ha annunciato che non si sarebbe candidato alle primarie per la guida del Partito Liberal Democratico (LDP) prevista per la fine del mese. Nei fatti questo significa che si dimetterà da primo ministro dopo essere stato in carica appena un anno. Tuttavia, data la crisi generale del capitalismo giapponese, ciò che stiamo vedendo non è solo la fine della carriera politica di Suga, ma la fine della relativa stabilità politica che la classe dominante è riuscita a mantenere nell’ultimo decennio. In Giappone si sta inaugurando una nuova, turbolenta epoca di instabilità politica.

Di fronte alla pandemia, la crisi ambientale è stata in parte messa in secondo piano. Il suo impatto, tuttavia, continua a essere devastante. Stiamo raccogliendo le conseguenze del cambiamento climatico con condizioni meteorologiche estreme che stanno diventando sempre più comuni. Quest’anno, in particolare, gravi siccità hanno colpito diverse regioni sparse in tutto il mondo.

Oggi, vent’anni fa, gli Stati Uniti hanno assistito all’ attacco più grande e sanguinoso sul loro territorio della storia moderna. Almeno 2.977 uomini e donne sono morti e almeno altri 25.000 sono rimasti feriti dopo che un gruppo di terroristi fece schiantare due aerei passeggeri contro le Torri Gemelle del World Trade Center a New York, lasciando il popolo americano in uno stato di shock e incredulità.

Il 28 agosto, promossa dal Comitato di solidarietà dei lavoratori (Workers’ Solidarity Committee), si è tenuta una grande manifestazione di protesta di oltre mille operai delle aree industriali di Korangi e Landhi a Karachi. Le principali rivendicazioni della manifestazione erano l’adozione di un salario minimo pari a 25mila rupie, come annunciato dal governo del Sindh, l’eliminazione del lavoro in subappalto e l’attuazione delle leggi sulla sicurezza industriale. Oltre a questo, però, la manifestazione del Workers’ Solidarity Committee – formato sulla base di un collegamento stabilito tra il Red Workers Front (Fronte rosso dei lavoratori, RWF) e diversi sindacati attivi nelle zone

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L’immensa distruzione causata dagli incendi a Varibobi, periferia di Atene, Eubea e dozzine di altre aree della Grecia non è dovuta esclusivamente al vento, alle alte temperature e ai cambiamenti climatici, come sostengono il governo di Nuova Democrazia e i media borghesi. La vera causa di questa catastrofe sono le politiche reazionarie e l’indifferenza criminale della classe dominante greca.

La guerra più lunga mai combattuta dall’America si chiude con la vergogna e l’umiliazione più degradante dell’imperialismo Usa. Vent’anni dopo l’invasione dell’Afghanistan, la forza militare più potente che il mondo abbia mai conosciuto ha subito una sconfitta totale per mano di una banda di fanatici religiosi arretrati.

Il 4 luglio, il celebre biologo evoluzionista Richard Lewontin è tristemente scomparso all’età di 92 anni. Caso raro tra gli scienziati, le concezioni scientifiche e politiche di Lewontin erano guidate da una visione filosofica consapevole, che ha difeso con fermezza e in modo inequivocabile per tutta la sua vita. Lewontin era un marxista e quindi un materialista dialettico. Attraverso il suo lavoro, ha dato al mondo un assaggio delle molteplici possibilità di applicazione per un approccio dialettico cosciente allo studio della natura.

Un decennio dopo che la rivoluzione del 2010-2011 spodestò l’odiato dittatore Ben Ali, un’ondata di proteste anti-governative ha scosso la Tunisia. Il governo è stato deposto da una congiura di palazzo, ma non si può fare affidamento in nessuna delle fazioni borghesi. Le masse possono affidarsi solo alle proprie forze. È necessario una nuova insurrezione rivoluzionaria da parte dei lavoratori e dei giovani per conquistare un vero futuro.

Tra il 24 e il 27 luglio, più di 2.800 marxisti provenienti da oltre 50 paesi di tutto il mondo si sono riuniti online per il Congresso mondiale della Tendenza marxista internazionale (TMI). Questo congresso avrebbe dovuto originariamente svolgersi nel 2020, ma è stato rinviato a causa dello scoppio della pandemia di COVID-19.

La rivoluzione in Myanmar è entrata in una fase di riflusso dopo mesi di lotte eroiche delle masse. Il regime ha attuato una repressione brutale mentre il movimento di protesta è passato da scioperi e manifestazioni di massa a schermaglie armate su piccola scala. Bisogna porsi la domanda: perché siamo arrivati ​​a una situazione del genere e quali lezioni dobbiamo trarre?

Pubblichiamo la traduzione in italiano di questo importante articolo sulla filosofia contenuto nel primo numero di In defence of marxism, la nuova rivista teorica della Tendenza Marxista Internazionale. Per chi fosse interessato a leggere gli altri articoli della rivista, è possibile abbonarsi qui.

All’inizio di questo mese, nel bel mezzo di una pandemia che è una delle peggiori catastrofi avvenute dalla seconda guerra mondiale, i magnati miliardari Jeff Bezos (proprietario di Amazon e della sua compagnia di voli spaziali privata, Blue Origin) e Richard Branson (proprietario di Virgin Galactic) hanno annunciato la loro volontà di capire chi sarà il primo a viaggiare nello spazio. I due sono anche in competizione con SpaceX di Elon Musk per diventare la prima azienda a inviare nello spazio i loro clienti, naturalmente paganti e super ricchi.

La situazione a Cuba è grave. Domenica 11 luglio ci sono state proteste in varie città grandi e piccole del paese che hanno avuto (e come potrebbe essere altrimenti) grande risonanza sui media internazionali. Qual è l’origine di queste proteste? Qual è il loro carattere? Come dovremmo rispondere noi rivoluzionari?

Il Paro Nacional (sciopero nazionale) colombiano è andato avanti per quasi due mesi. Al suo apice, in 23 città in tutto il Paese ci sono state rivolte contro il governo di Ivan Duque, un presidente visto da molti come il burattino dell’ex presidente Alvaro Uribe. Centinaia di migliaia di lavoratori e giovani hanno bloccato le strade e hanno organizzato cortei in diverse città, tra cui Bogotá, Medellín, Cali e Barranquilla.

Continua l’ascesa del movimento dei giovani e dei lavoratori palestinesi contro l’occupazione israeliana, culminato nello sciopero generale unificato palestinese del 18 maggio. Ora si sta esprimendo in uno stato d’animo crescente di critica e rabbia in Cisgiordania contro la corruzione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che governa parti della Cisgiordania occupata da Israele. Le forze di sicurezza dell’ANP hanno brutalmente represso qualsiasi manifestazione di opposizione interna al Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il presidente screditato, e a Fatah, partito al potere. Gli arresti e i pestaggi di attivisti e la collaborazione attiva dell’ANP con lo stato israeliano nella repressione

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La pandemia ha aggravato la crisi di sovrapproduzione, cominciata nel 2008, inasprendo oltre misura le contraddizioni del sistema. Il risultato è che assistiamo, per lo meno nei paesi imperialisti, a un brusco cambio di linea delle classi dominanti. L’austerità, che era stata la politica economica degli ultimi anni è stata temporaneamente messa da parte. Continuare con quelle politiche era diventato insostenibile da un punto di vista economico e politico.

Squillano le trombe, la ripresa economica è partita. L’Istat annuncia che il fatturato dell’industria italiana è superiore al livello precedente alla pandemia, l’Unione europea approva il Recovery Plan, Draghi parla di “alba della ripresa”, si prepara la fine delle restrizioni sanitarie, si sparge ottimismo a piene mani.

Negli ultimi mesi, cresce il malcontento tra i giovani cinesi, che esplode in superficie nonostante la censura e la repressione statale. La proliferazione continua di meme anticapitalisti e un atteggiamento di aperto dissenso nei confronti del regime sono indicatori di un movimento sotterraneo di rabbia e rancore generalizzati, che ha visto anche gli studenti universitari scendere in lotta in due province.