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La manifestazione di giovedì 23 marzo in Francia ha portato la lotta contro Macron a un livello superiore. Nei due mesi scorsi, il movimento (provocato da un nuovo attacco alle pensioni) è andato crescendo. Gli esponenti del governo speravano che tutto sarebbe rientrato nella normalità entro il fine settimana, contando sul fatto che il movimento sarebbe scemato dopo la manifestazione di giovedì. Si sbagliavano. Ieri, 3,5 milioni di lavoratori e di giovani hanno riempito le strade della maggior parte delle città francesi, mentre gli scioperi e le proteste prendevano un tono decisamente più combattivo.

Vent’anni fa aveva inizio l’invasione dell’Iraq capeggiata dagli Stati Uniti. Da allora il Paese è stato lacerato dalla guerra, dal settarismo religioso e dal fondamentalismo. Per mettere fine all’orrore e alla barbarie dell’imperialismo, dobbiamo lottare per la rivoluzione e per rovesciare il capitalismo.

Quasi 180 compagni, da oltre 25 città, si sono riuniti a Milano dal 24 al 26 febbraio per partecipare al ventiduesimo congresso nazionale di Sinistra Classe Rivoluzione. È il nostro primo congresso in presenza dall’inizio della pandemia tre anni fa. Un periodo di intensi e profondi cambiamenti. Come organizzazione marxista rivoluzionaria, abbiamo provato ad attraversarli sapendo cogliere le tendenze di fondo, distinguendo gli elementi di novità da quelli in continuità, guardando cosa è in superficie e cosa si muove più profondamente o risale verso l’alto.

Ieri, per l’undicesima volta in 10 mesi, il primo ministro Élisabeth Borne ha invocato l’articolo 49.3 della Costituzione francese per far passare l’odiata riforma delle pensioni di Macron senza un voto parlamentare. Questo, tuttavia, non è passato inosservato. Nelle ore successive all’annuncio del primo ministro, migliaia di persone si sono riunite a Place de la Concorde a Parigi per protestare contro la manovra. In altre città si sono svolte manifestazioni spontanee.

Ieri mattina, le azioni del settore bancario sono crollate rapidamente – non solo negli Stati Uniti e non solo quelle delle banche a livello regionale, bensì in tutto il mondo – come conseguenza del crollo delle banche regionali statunitensi SVB Financial e di Signature nel fine settimana. Qual’è la causa di questo crollo e quali sono le implicazioni più ampie di tutto ciò?

La trama si infittisce! Un mese dopo la pubblicazione di un’inchiesta esplosiva da parte del celebre giornalista americano Seymour Hersh, che accusava la CIA di aver architettato il bombardamento dei gasdotti Nord Stream tra la Russia e la Germania lo scorso anno, sono apparsi simultaneamente due articoli su due importanti testate, una statunitense e una tedesca, che collegano l’Ucraina all’attentato. E per di più, affermano che i servizi segreti occidentali lo sapevano fin dall’inizio! Cosa dobbiamo pensarne?

Siamo ormai al primo anniversario dell’inizio dell’invasione militare russa in Ucraina. L’avventura del regime putiniano, concepita come un’operazione fulminea che avrebbe dovuto portare a un grande trionfo politico una volta conclusasi, si è trasformata in una guerra protratta ed estenuante, che potrebbe sfociare nella messa in discussione dell’esistenza futura del regime.

La lettura di questo articolo scritto dai nostri compagni britannici di Socialist Appeal è di grande interesse. Partendo dalla situazione nel loro paese, sottopone a una critica serrata le cosiddette “politiche identitarie”. Promosse da alcuni attivisti come strumento per combattere l’oppressione, le politiche identitarie vengono utilizzate in maniera crescente dall’establishment per attaccare la sinistra e il movimento operaio. I lavoratori e i giovani devono rispondere per mezzo della lotta di classe rivoluzionaria.

L’aumento del carovita ha portato a un’ondata di scioperi in Finlandia, che vanno dalle industrie tecnologiche, chimiche e della plastica, fino ai commessi dei supermercati e ai portuali. Benché i sindacati si siano affrettati a sospendere gli scioperi, negoziando accordi del tutto insufficienti, è chiaro che la lotta di classe in Finlandia si sta acuendo su un fronte molto ampio.

Il 26 settembre 2022, è giunta la notizia delle esplosioni ai gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, che collegano la Russia e la Germania. Le detonazioni hanno reso inutilizzabili tre tubature su quattro e hanno causato il rilascio di ingenti quantità di gas nel Mar Baltico. I politici ucraini e occidentali hanno immediatamente condannato il “sabotaggio russo”: una affermazione che è stata ripetuta alla lettera da tutti i principali media, senza un briciolo di prova, come parte del vortice implacabile della propaganda di guerra. Adesso, una denuncia clamorosa da parte di un celebre giornalista americano accusa gli Stati Uniti di aver orchestrato l’attentato.

Nei primi giorni del febbraio 2023, i cittadini degli Stati Uniti – “terra dell’uomo libero e dimora dei coraggiosi”- sono stati informati di una nuova temibile minaccia. Sarà un drone da guerra munito di armi nucleari? Sarà un robot assassino che invade le case? Oppure sarà un attacco cibernetico che si porta via i risparmi e ruba l’identità? La realtà è di gran lunga più spaventosa: un pallone dalla Cina! Per settimane, un pallone spia bianco, visibile a occhio nudo da terra, ha sorvolato l’impero più potente del mondo. Seguendo l’esempio della Casa Bianca, la politica mondiale ha trasecolato per paura di questa ombra terrificante.

Una marea umana ha inondato Madrid per protestare contro il collasso della sanità pubblica madrilena, dovuto alla politica di privatizzazioni e tagli dell’amministrazione di destra della Ayuso (presidente della Comunità autonoma di Madrid, ndt).

Alla fine di gennaio ha avuto luogo in Italia una riunione della direzione internazionale della Tendenza marxista internazionale (Tmi). È stata la prima volta che la direzione si è riunita in presenza dopo esattamente tre anni, considerato che l’ultima volta era stato nel gennaio 2020, proprio mentre il Covid-19 si stava propagando nel globo. Ora, finalmente, compagni da tutti i continenti – 27 paesi in totale – si sono potuti incontrare per riflettere e discutere.

Lunedì 6 febbraio, di prima mattina, un terremoto devastante ha colpito il Medio Oriente, squarciando la Terra e riducendo gli edifici in macerie. La scossa, di magnitudo 7.8, il cui l’epicentro è appena a ovest di Gaziantep, nell’Anatolia turca, è il più forte che ha colpito il paese nei tempi moderni. Con la forza di 130 bombe atomiche, è stato percepito perfino in Groenlandia.

Ancora una volta gli Stati Uniti sono attraversati dalla rabbia contro la violenza della polizia. Le proteste sono cominciate a Memphis venerdì 27 gennaio dopo l’uscita di un video che mostrava il brutale pestaggio da parte della polizia di Tyre Nichols, fotografo ventinovenne e lavoratore FedEx, risultato fatale. Le proteste sono poi dilagate in almeno 38 città in tutta la nazione.

Abbiamo ricevuto questo resoconto da una compagna che ha partecipato a una delle due manifestazioni indette nei Paesi Baschi il 28 gennaio. Pensiamo che sia molto significativo che migliaia di giovani abbiano partecipato a queste manifestazioni combattive all’insegna della rivoluzione socialista. Questo movimento dovrebbe essere un’ispirazione per i marxisti rivoluzionari di tutto il mondo e ci congratuliamo con i compagni del GKS per il loro successo.

Mercoledì scorso, primo di febbraio, c’è stata la più grande giornata coordinata di scioperi da più di un decennio, con mezzo milione di persone in sciopero. Abbiamo parlato con i lavoratori ai picchetti e alle manifestazioni in tutto il paese a proposito della loro lotta contro gli attacchi dei padroni e contro la legge antisindacale dei Conservatori.

Ripubblichiamo una lettera molto interessante scritta nel 1915 dal socialista serbo Dušan Popović a Christian Rakovsky, il grande internazionalista balcanico. La lettera venne pubblicata su Nashe Slovo (La nostra parola), un quotidiano socialista pubblicato in Francia durante la Prima Guerra Mondiale e diretto da Lev Trotskij. Riteniamo che essa contenga delle lezioni cruciali riguardo all’atteggiamento dei marxisti nei confronti della guerra imperialista e al modo nel quale le potenze imperialiste utilizzano i diritti delle nazionalità come pretesto per i loro veri obiettivi.

Nel primo numero del nuovo anno, Der Spiegel pubblica un interessante articolo che si intitola “Marx aveva ragione, dopotutto?” Pieno di osservazioni acute sullo stato del capitalismo, è un articolo sintomatico delle preoccupazioni della classe dominante. Ma le “soluzioni” che propone – idee reazionarie e utopiche basate sulla salvaguardia del capitalismo, come la “decrescita” e il keynesismo – in realtà non sono affatto soluzioni.

Sono arrivati da tutto il Paese: dal sud e dal nord; dalle regioni costiere e dalla giungla amazzonica, molti di loro di lingua aymara e quechua; operai, contadini e giovani studenti; tutti uniti a Lima con un unico obiettivo: far cadere il presidente illegittimo Dina Boluarte, insediatosi dopo il golpe del 7 dicembre contro Pedro Castillo.