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Nelle prime ore di venerdì 24 giugno c’è stato un tentativo da parte di una massa di diverse centinaia di migranti di scavalcare la recinzione che divide il confine tra il Marocco e Melilla, l’exclave spagnola, causando la morte di almeno 37 persone finora confermate, secondo una ONG locale, e 76 feriti, di cui 13 gravi. Ciò avviene a pochi mesi dalla ratifica delle nuove relazioni tra il governo spagnolo e la dittatura marocchina.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha abrogato la cosiddetta sentenza Roe v. Wade, che dal 1973 protegge costituzionalmente il diritto di una donna ad abortire. Si prevede che nei prossimi giorni e settimane, a vari livelli, decine di Stati annunceranno divieti e restrizioni all’aborto.

Da martedì 21 giugno è iniziato lo sciopero dei ferrovieri britannici. Le stazioni sono chiuse e i treni e la metropolitana sono fermi in tutto il paese. La Bbc ha ammesso che hanno circolato solo il 20% dei treni nei giorni del 21 e del 23 giugno, e si prevedono cifre simili per il terzo giorno di sciopero, il 25 giugno.

Il 22 giugno ha rappresentato il decimo giorno dello sciopero nazionale in Ecuador indetto dalla CONAIE (la Confederazione delle nazioni indigene) contro le politiche del presidente, il banchiere Lasso. La repressione brutale della polizia, che ha causato 2 morti e decine di feriti, non ha fermato il movimento.

Come per il primo turno, i risultati del secondo turno delle elezioni legislative francesi si sono discostati notevolmente dalle “proiezioni” pubblicate dai sondaggisti prima del voto. Nessuno aveva previsto un risultato così negativo per République En Marche (LREM) la coalizione “moderata”del presidente Emmanuel Macron, che per 43 seggi ora non ha la maggioranza assoluta. Allo stesso modo, nessuno aveva previsto il risultato della destra di Rassemblement national (RN), che entra nell’Assemblea nazionale con 89 seggi. Questi due fatti sono collegati: i candidati del LREM hanno perso molti più seggi del previsto al secondo turno a favore del RN. Ma anche la sinistra Nuova Unione Popolare

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Con il 50,48% dei voti, Gustavo Petro e Francia Marquez hanno vinto le elezioni presidenziali in Colombia contro il demagogo di destra Rodolfo Hernandez. L’importanza storica della vittoria di Petro, Marquez e del Pacto Histórico non può essere sottovalutata. Gustavo Petro è diventato il primo presidente di sinistra nella storia della Colombia. La sua presidenza rappresenta un punto di svolta nella lotta di classe di un paese in cui l’oligarchia capitalista ha sempre svolto impunemente il ruolo di carnefice.

Il primo turno delle elezioni legislative è stato caratterizzato da un’astensione record: 52,5%, rispetto al 51,3% del 2017 e al 42,8% del 2012. Un livello così alto di astensione costituisce l’aspetto più significativo della tornata elettorale. Leggi l’articolo dei nostri compagni di Revolution, in francese, qui.

Il 13 giugno è iniziato in Ecuador un nuovo sciopero nazionale per rivendicare migliori condizioni economiche, come annunciato dalla CONAIE (Confederazione delle nazioni indigene). Tra le richieste figurano il congelamento del prezzo della benzina, il controllo dei prezzi dei prodotti di consumo di massa e l’opposizione a un piano di privatizzazioni, tutte legate, secondo i manifestanti, alle imposizioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI ).

Mentre la guerra in Ucraina sta monopolizzando tutta l’attenzione, nel Pacifico cova un conflitto di eguale importanza. La sua posta in gioco riguarda chi avrà il controllo di questa regione chiave: gli Stati Uniti o la Cina? A ben vedere, infatti, il perno della politica estera statunitense è rivolto contro la crescente influenza cinese.

All’inizio del mese di maggio, i mercati sono stati scossi da uno dei più grandi crolli della storia recente. In una settimana il Nasdaq ha perso quasi il 30% e contemporaneamente la capitalizzazione di mercato delle criptovalute è scesa del 50%. Centinaia di miliardi di dollari sono stati spazzati via in soli sette giorni. Da allora, non c’è stato alcun recupero.

Oleksandra Koval, direttrice dell’Istituto del Libro ucraino (parte del Ministero della Cultura ucraino), ha dichiarato che inizierà la procedura per il ritiro di oltre 100 milioni di libri cosiddetti “di propaganda” dalle biblioteche pubbliche in Ucraina. Secondo il Ministro della Cultura e delle Politiche dell’Informazione, Oleksandr Tkachenko, i libri – tra cui le opere di scrittori e poeti di fama mondiale come Dostoevskij e Pushkin – potrebbero essere inviati ai centri di riciclaggio della carta.

Proprio come anticipato da tutti i sondaggi  degli scorsi tre mesi, Gustavo Petro è arrivato in testa nel primo turno delle elezioni presidenziali colombiane, ottenendo la cifra sorprendente di 8,5 milioni di voti (40%). Purtroppo, nonostante quanto Pedro stesso aveva previsto, non è riuscito a vincere con una maggioranza del 50%, o più ampia, già al primo turno. E nonostante le previsioni di molti, Rodolfo Hernández, il demagogo di destra che ha fatto campagna elettorale soprattutto attraverso i social network, è riuscito a sorpassare

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La lista NUPES (Nuova Unione Popolare Ecologica e Sociale), guidata da La France Insoumise (FI), è vista dai lavoratori e dai giovani di sinistra come il migliore strumento per battere la destra alle elezioni legislative del 12 giugno. I marxisti francesi sostengono criticamente il voto per i candidati della NUPES. Ma dobbiamo dire che questa alleanza con partiti riformisti screditati e di destra rischia di smobilitare la base di sostegno di FI e di compromettere la sua capacità di realizzare riforme sociali al governo, nel caso a NUPES conquisti la maggioranza.

Dalla scorsa settimana sono scoppiate in Iran una serie di proteste spontanee a seguito dei tagli ai sussidi ai generi alimentari di base, combinati con la spirale inflazionistica. I prezzi di prodotti come olio da cucina, pollo, latte e uova sono aumentati bruscamente anche del 300%. Nelle ultime settimane, il prezzo di un chilogrammo di farina è aumentato del 500%. I tagli ai sussidi hanno anche causato un aumento del 169% del prezzo della pasta. Questo sta creando una situazione disperata per le masse e sta provocando un contraccolpo che combinato alle lotte dei lavoratori, produce un mix esplosivo.

Mark Fisher è stato un filosofo e saggista inglese, che possiamo definire fra gli alfieri del postmodernismo. Questa recensione di uno dei suoi libri più famosi,scritta qualche anno fa dai nostri compagni britannici, crediamo sia utile per gettare una luce sugli approdi di questa corrente filosofica così popolare nelle università.

La crisi in Ucraina ha creato la tempesta inflazionaria perfetta. La guerra, le sanzioni occidentali contro la Russia, la pandemia, il protezionismo e il cambiamento climatico stanno mandando in fumo decenni di disponibilità a buon mercato delle materie prime, in una crisi che non fa altro che acuirsi. Questa concatenazione senza precedenti di vari fattori sta preparando un disastro, come sintetizzato da una sobria analisi di Pascal Lamy, ex direttore generale dell’Organizzazione mondiale del commercio:

Il 25 aprile Twitter ha annunciato che il suo consiglio di amministrazione avrebbe accettato una proposta di 44 miliardi di dollari da parte di Elon Musk per comprare l’azienda di social media. In attesa dell’approvazione da parte degli azionisti, l’accordo dovrebbe essere finalizzato nei prossimi tre o sei mesi. Musk, attualmente la persona più ricca della Terra, con un patrimonio netto di 259 miliardi di dollari, arriverebbe così a possedere uno dei siti di social media più influenti al mondo, usato quotidianamente da oltre 200 milioni di persone.

“Non siamo in guerra solo per sostenere gli ucraini. Siamo fondamentalmente in guerra con la Russia, anche se per procura, ed è importante che la vinciamo”, ha affermato il deputato statunitense Seth Moulton durante un’apparizione a Fox News. Forse è stato più franco di altri, ma il messaggio è arrivato forte e chiaro dai rappresentanti ufficiali dell’amministrazione Biden. Alla domanda su cosa potrebbero considerare gli Stati Uniti come un ​​successo nella guerra, il segretario alla Difesa di Biden, Lloyd Austin ha detto “vogliamo vedere la Russia indebolita”.

Lunedì 9 maggio avvenimenti drammatici hanno scosso lo Sri Lanka. Dopo mesi di sconvolgimenti a livello economico e settimane di mobilitazioni di massa nelle strade, il Primo Ministro Mahinda Rajapaksa ha fatto una scommessa disperata per ristabilire l’ordine e salvare la propria carriera politica. Ma la sua repressione brutale gli si è ritorta contro in modo drammatico. Al calar della notte, Mahinda si doveva nascondere in una base navale, mentre decine di residenze di parlamentari erano date alle fiamme. Alla fine della giornata, otto persone erano morte, tra cui un parlamentare e due agenti di polizia, e gli ospedali erano pieni di feriti.